04/12/16

G.G. Belli e l'orario d'ufficio.


A partire dal 1816 Giuseppe Gioachino Belli finalmente entra come commesso nella Direzione generale del Bollo e Registro di Roma. 
L'ambito "posto fisso" è ottenuto grazie alle conoscenze influenti della futura moglie Maria Conti, che riesce ad arrivare addirittura al  card. Ercole Consalvi, segretario di stato durante il pontificato di Pio VII.
A capo di questo importante ufficio governativo dello Stato pontificio è il bonario conte Vincenzo Pianciani
Un pranzo fra impiegati in campagna
In occasione di un pranzo in campagna organizzato fra gli impiegati, il 6 luglio del 1826, il Conte Pianciani, dopo pranzo, fa loro una visita. 
Forse gli impiegati non lo aspettavano..e, comunque, ritennero opportuno fare un omaggio al loro superiore con quello che però avevano a portata di mano. Complice la campagna, si attivarono subito a raccogliere un bel mazzo di fiori da offrire come omaggio al Direttore Pianciani 
Belli improvvisa una poesia d'occasione
Belli era presente al pranzo campagnolo e, forse stimolato dai colleghi che non potevano non sapere della sua bravura nello scrivere versi, coglie al volo l'occasione per comporre  una breve poesiola (in italiano) per accompagnare il mazzo di fiori offerto a Pianciani.

La breve poesiola forse non meriterebbe di essere ricordata,  se non fosse che i pochi versi gettano un pò di luce sul Belli impiegato dell'amministrazione pontificia. 
Ieri come oggi, uno dei problemi degli impiegati era il rispetto dell'orario d'ufficio...e così Belli si fa interprete del desiderio dei colleghi al conte Pianciani, suo capoufficio, chiede di chiudere un occhio e di regalare qualche quarto d'ora nell'orario di entrata!!!

Controllo dell'orario d'ufficio
Non a caso la poesiola viene scritta quando, pochi giorni prima della data del pranzo, nei pubblici dicasteri di Roma era stato introdotto un nuovo orario e un (odiato) registro, su cui apporre firma di presenza, con relativo orario d'entrata e d'uscita. 
Una catastrofe nella vita degli impiegati dell'epoca...e il primo passo verso l'attuale cartellino orario, fonte di tanti problemi nella PA...
E così almeno quello che trapela da questi versi del poeta romanesco Belli i sembrerebbe essere il desiderio di parecchi impiegati statali di ieri e di oggi: la tolleranza sull'orario d'ufficio !!!

Ecco, di seguito, la poesiola..
"Per accompagno di un mazzo di fiori offerto dagli'impiegati dell'Amm.ne del registro al loro amm.re Si.Co.Pianciani che li visitò subito dopo pranzo da essi avuto in campagna il 6 luglio 1826 (firmato G.G. Belli uno degli impiegati)".
Signor, per questo fragile
Che offriamti onor di flora
Di qualche quarto d’ora
Rendici una mercè.

Membrando in lui l’immagine

Del tempo che s’invola ,
quando venghiamo a scuola
non dimandar che or’è.

[Versione. Signore, in cambio di questo fragile mazzo di fiori che ti offriamo concedici un premio. Ricordando in lui l'immagine del tempo che passa, quando veniamo a scuola [in ufficio] non domandare l'orario.]